La regione Veneto è ad un passo dal far approvare una proposta di legge
(la n°3, di iniziativa popolare,promossa dal Movimento per la vita) che
permetterebbe (o meglio impone) la presenza di volontari cattolici
anti-abortisti in corsie ospedaliere e sale d'attesa di consultori
pubblici e privati, con piena libertà di movimento e di azione.
Un permesso speciale viene dato a questi volontari, una presenza
costante in situazioni psicologicamente delicate sarà assicurata da
questi 3 articoli che la regione vuole approvare,
mettendo in discussione il ruolo di consultori e operatori sanitari,
additandoli come portatori di una "cultura di morte" e anteponendo al
loro operato personaggi, movimenti, associazioni ideologicamente
contrari alla 194.
Di più: laddove una struttura non voglia avvalersi di questo tipo di
"aiuto", le verrebbe negata l'autorizzazione a praticare interruzioni
di gravidanza (art.3).
Una netta svolta cattolica nella sfera dell'assistenza psicologica in
ambito ospedaliero, nel più totale silenzio mediatico In una regione
dove l'80% dei medici si dichiara obiettore, rifiutando di praticare
l'aborto, e con la possibilità di ritrovarsi con queste persone che si
intromettono in decisioni troppo personali, si sta perdendo anche il
più piccolo sprazzo di laicità che in Italia si deve sempre rimarcare.
Continuamente.
In questa corsa alla salvaguardia della vita chi si ritrova poi
veramente coinvolto e chi ne paga le conseguenze sono le ragazze e le
donne che in una situazione di difficoltà hanno il diritto di avvalersi
di strutture pubbliche e private con la libertà di prendere una
decisione in piena autonomia, senza parabole sul senso della vita e
l'amore per ogni creatura. Per questo non possiamo rimanere in
silenzio: per la libertà di poter decidere del proprio corpo, per le
scelte di donne e uomini di decidere per la propria vita.
L'approvazione di questa proposta di legge, dopo la messa in
discussione della L. 194, relativa all'interruzione di gravidanza, la
polemica sulla Ru-486 la pillola abortiva, le limitazioni date dalla l.
40 sulla procreazione assistita rappresenterebbe l'ennesima ingerenza
cattolica in un'Italia ormai laica solamente nei numeri.
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