Lo spettacolo (horror) dell’anoressica di Ida Dominijanni

«Mi sono nascosta e coperta per troppo tempo, adesso voglio mostrarmi
senza paura, anche se so che il mio corpo ripugna. Voglio guarire
perché amo la vita e la ricchezza dell'universo e spero che la mia foto
shock sia di aiuto a chi è caduto nella trappola da cui io sto cercando
di uscire». Ci affidiamo alla parola di Isabelle Caro, francese, 27
anni, un metro e sessantacinque di altezza per un peso oscillante fra i
25 e i 40 chili, per deglutire l'ultimo proiettile scagliato da
Oliviero Toscani sull'immaginario collettivo con la sua
mega-pubblicità, tre metri per sei, ovunque affissa e pubblicata (ma
non sul «Corsera», che l'ha rifiutata), contro l'anoressia. Contro? La
pubblicità, si sa, parla una lingua subliminale. Che la politica, anche
questo si sa, non sa parlare e non sa leggere. Sì che non ci sentiremmo
proprio di accodarci all'ottimismo pedagogico della ministra Livia
Turco (committente di Toscani per un'altra pubblicità, stavolta guance
rosee e sorriso smagliante, sulla salute), certa che la foto esangue e
nuda di Isabelle Caro «possa aprire efficacemente un canale
comunicativo originale e privilegiato, idoneo a favorire una assunzione
di responsabilità verso il dramma dell'anoressia». Tanto meno ci
rassicura il plauso della premiata ditta Dolce & Gabbana, per la
quale ditta in pubblicità tutto fa brodo, dallo stupro di gruppo al
corpo anoressico, purché serva a épater le bourgeois. E ci pare invece
più sensata la preoccupazione di Fabiola De Clerq, ex anoressica a sua
volta e fondatrice dell'associazione per la ricerca sull'anoressia, che
la foto di Toscani possa sortire l'effetto contrario di scatenare in
chi la guarda una insana gara per la magrezza. La pubblicità non è un
comunicato politico e l'inconscio non funziona come una sezione di
partito (quando c'erano). E l'anoressia, che non è un disturbo
dell'alimentazione ma una sofferenza dell'inconscio, non la si può
aggredire a suon di campagne pedagogiche di stato, né di grancasse
mediatiche.
C'era già toccato meno di un anno fa, di sorbirci una
santa alleanza fra governi (italiano, inglese, argentino, spagnolo,
tutti di centrosinistra), stilisti, produttori e venditori di moda,
improvvisamente uniti dalla guerra alla taglia 38 e da un'accorata
premura per tutte quelle ragazze vittime del sistema della moda (cioè
degli stessi stilisti produttori e venditori): nel frattempo non c'è
parso di vedere sfilare in passerella le taglie 46 e 48. Sugli effetti
della campagna di Toscani, l'unico a essere almeno fedele a se stesso,
sospendiamo il giudizio, ma di una cosa si può essere certi, che da
stasera sulle anoressiche ricomincerà la grande abbuffata di prediche
in tv officiate da Vespa, con esperti di ogni risma pronti a
sentenziare questo e quell'altro pur di ammutolire, ancora una volta,
il sintomo anoressico e quello che esso manda a dire: contro l'opulenza
vincente del consumo e del potere, contro l'imperativo ad avere che
uccide il desiderio di essere, contro l'estetica televisiva delle curve
rifatte al silicone… E chi non vorrà partecipare all'abbuffata, potrà
sempre consolarsi con le misure di miss Italia, o comprandosi un
vestito del marchio sponsor della foto di Isabelle.

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